Il contesto
Helixfera di Andrea Nicolasi alleva lumache a Biandrate, in provincia di Novara, e da quell’allevamento ricava due cose che raramente stanno nella stessa azienda: creme alla bava di lumaca e specialità gastronomiche. Filiera corta, certificazione COSMOS, Made in Italy: sono i cardini con cui il brand si presenta.
È una storia che si racconta da sola, a patto che qualcuno la racconti. Al punto di partenza c’era esattamente questo: un prodotto vero, con una filiera vera, e nessun posto online dove vederlo.
La sfida
Non serviva un e-commerce. Il canale vero è la conversazione: queste creme si vendono rispondendo a domande sulla pelle, sugli ingredienti, su come si usano. Mettere un carrello avrebbe aggiunto un mestiere nuovo (pagamenti, spedizioni, resi) senza aggiungere una vendita.
Serviva invece essere creduti al primo colpo: un’azienda vera, con indirizzo e partita IVA, e prodotti fotografati davvero, non un catalogo di buone intenzioni.
E serviva essere in regola dal primo giorno, non dopo la prima visita.
La soluzione
Una pagina sola, fatta bene. Niente pannello di amministrazione, niente componenti da aggiornare: il sito è costruito per durare senza manutenzione e per aprirsi subito, anche da telefono e con poca linea. Oltre alla pagina principale ci sono solo la privacy e la cookie policy.
Il catalogo è definitivo e reale: dodici prodotti con le foto ufficiali e i testi del cliente, divisi in due famiglie: sette di cosmesi e cinque di gastronomia.
Si ordina su WhatsApp. L’ordine arriva dove il cliente sta già parlando: nessun carrello, nessun account da creare, nessun passaggio in più tra la domanda e la risposta.
Sotto, il lavoro che non si vede: ogni prodotto è descritto in modo che anche i motori di ricerca capiscano cos’è, il sito risponde a un indirizzo solo (niente doppioni che confondono Google) e le statistiche partono solo se il visitatore dà il consenso: prima, non si raccoglie nulla.
I risultati
Il sito è online da poche settimane: mettere qui numeri di traffico o di ordini sarebbe raccontare rumore. Quello che si può dire è dov’è arrivato il progetto: un catalogo che si legge, un indirizzo solo, un modo di ordinare che il cliente usa già tutti i giorni, e un sito che non chiederà manutenzione perché non c’è niente da aggiornare.
Quando si vende parlando, il sito non deve sostituire la conversazione: deve portarci.